Cenni Storici

BISENTI

Di San Leonardo dalle grotte, o Fino tu sfoci al Tavo e ridoni alla valle Borghi fiorenti; lungo il tuo sentiero s'erge BISENTI". "Questo bacino era storico e si chiamava la Tazza di Alessandro. Fu donato alla Principessa di Bisenti, da Cesare Borgia, prima ch'ei partisse per la terra di Francia"; così Gabriele D'Annunzio descrive Bisenti, nella sua opera "Il Piacere". Il paese, situato ai piedi di una collina, a 274 mt. slm, si presenta come un avamposto, su una vallata protetta da più alte colline, circondato da due corsi d'acqua: il fiume Fino e il torrente Fossato.
   
LE ORIGINI
Le origini di Bisenti si perdono nell'oscurità dei secoli. I primi abitanti furono pastori, contadini di origine ellenica che, già nel periodo neolitico, transumavano le greggi, dalle falde del Gran Sasso alla Puglia, percorrendo la "via ad salinas" che, dalla Marsica, attraverso Castel del Monte, Campo Imperatore, Vado di Siella, scendeva verso Arsita e Bisenti, per arrivare fino a marina di Città S.Angelo, dove c'erano le saline. Secondo alcuni studiosi, Bisenti sarebbe la BERETRA ricordata da Tolomeo;
altri ne derivano il nome dalle parole latine BIS SEPTUM. Fu un fortilizio dell'agro vestino, antico popolo italico che abitava, con i Marruccini di Chieti, i Peligni di Sulmona e i Pretuziani di Teramo, l'attuale territorio abruzzese, fino all'epoca della Roma Imperiale. Dagli ultimi tempi dell'impero romano, fino alla dominazione longobarda, non si hanno notizie certe. Il Papa Alessandro III in una bolla del 1117 nominava anche BIFERNUM -nome che allora designava Bisenti- come tributaria di Monte Cassino. Nel 1279 il feudo di Bisenti passava agli Acquaviva di Atri e dopo di questi vi dominarono le famiglie Sforza, Folliero, Maiorano e Gattola.
   
UN FAMOSO CONCITTADINO: PONZIO PILATO

Secondo la leggenda, Bisenti è la patria di Ponzio Pilato, ritenuto dai critici letterari danteschi come "colui che fece per viltade il gran rifiuto". Addirittura nel paese viene indicata la dimora dell'ambiguo funzionario imperiale, sul quale pesa la responsabilità storica della condanna a morte del Cristo Uomo. L'edificio, sebbene modificato e ristrutturato nel corso dei secoli, conserva ancora le caratteristiche di una tipica domus romana: pur mancando l'ingresso principale e il vestibolo, perfettamente conservato è l'atrio, che dava luce alle stanze e accesso all'impluvium, dove c'è un pozzo che serviva per la raccolta dell'acqua piovana.

   


IL NUME TUTELARE DI BISENTI: Pasqualino Canzii

All'interno della Chiesa, in una nicchia dell'altare laterale, sono custoditi i resti mortali del seminarista bisentino Pasqualino Canzii, traslati dal vecchiocimitero di Bisenti, con solenne cerimonia il 4 luglio 1999. Pasqualino Canzii (1916-1930) ebbe una vita breve ma intensa, piena di sofferenza e di stenti, di gioie e di soddisfazioni, dedicata al servizio di Dio. "Un adolescente che nella vita ha avuto un solo desiderio, farsi santo": questa è stata la vita di Pasqualino Canzii (maestro Lucio Salini, promotore della Causa Santa). Il 26 dicembre 1999 la Congregazione delle Cause dei Santi ha dato il nulla-osta per l'inizio della causa di Beatificazione e canonizzazione. Un coro unanime invoca Pasqualino Canzii come il "Santo adolescente di Bisenti" e in molti accorrono per conoscere le vicende della sua vita e per chiedere la grazia. I primi segni della sua "forza" sono già manifesti.